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IL MANOSCRITTO SEGRETO (versione italiana)

Il  22 giugno del 1633 i cardinali dell’Inquisizione  condannarono lo scienziato più famoso d'Europa – Galileo Galilei. A Galilei gli fu imputata la teoria dell’eliocentrismo che affermava che  il Sole era fisso al centro dell’Universo e che i pianeti gli ruotavano intorno. La sua teoria fu esposta nel suo libro “ Dialogo sopra i due massimi sistemi” pubblicato a Firenze nel 1632.

In quella calda mattina mi trovai al centro, davanti un antico palazzo vicino al Pantheon, aspettando insieme a poche persone per entrare nella Biblioteca di un’istituzione di Stato guidati da uno del loro staff. Era un’occasione che aspettavo da molto tempo  sapendo che la loro biblioteca custodisce più di centinaia di migliaia di libri antichi, manoscritti e fondi archivistici unici al mondo. Dopo una mezz’oretta di attesa davanti al cancello e dopo aver passato i rigorosi controlli della sicurezza insieme alla nostra guida ci addentriamo in un labirinto di ambienti istituzionali, biblioteche, sale di consultazioni ed archivi. Qui apprendo che  l’edificio dove ci troviamo ha un’importanza storica immensa che attraversa oltre 2000 anni di storia  essendo anche l’antica sede del convento domenicano a Roma e sede del Santo Uffizio, cioè del  Tribunale della Santa Inquisizione.  Successivamente nei secoli l’edificio è stato trasformata fino ad aggiungere oggi una istituzione dello Stato Italiano. Qui i cardinali dell’Inquisizione si riunivano tre volte alla settimana per i processi, ed  in quel 22 giugno 1633 si riunirono proprio lì per leggere la condanna a Galileo Galilei.  I monaci domenicani si chiamavano “ l’Ordo Predicatorum ”, ossia persone di grande cultura che si occupavano  di trasmettere al popolo i messaggi della Chiesa, in un certo senso sono gli antenati della comunicazioni di oggi.  Il  compito del Sant’Uffizio, formato da cardinali ed ecclesiastici di alto livello, era quello di vigilare sui libri eretici che poi venivano messi “all’indice” cioè: nell'elenco dei libri da proibire. 

Negli ambienti che stavamo visitando con arredi originali dell'Ottocento si respirava ancora l’atmosfera dei tempi passati e le finestre blindate ed insonorizzate creano una calma surreale. Anche se siamo al primo piano qui non si sente nemmeno i rumori degli zoccoli di cavalli che echeggiano sui San Pietrini del centro trainando le famose carrozze storiche di Roma. Intorno tutto silenzio, ogni rumore era attutito anche dai tappeti rossi fiammeggianti sotto i nostri piedi. Gli ambienti sono sobri con scaffali in legno e migliaia e migliaia di volumi allineati perfettamente. File intere di scaffali e libri, stanza dopo stanza, archivio dopo archivio, finchè non si arriva in una piccola stanza luminosa soppalcata, con vista Pantheon,  tutta arredata con armadi chiari stile ottocentesco. Qui al centro della stanza si trovano, esposti in piccole teche, volumi preziosi. Mi avvicinai lentamente per leggere i titoli dei manoscritti esposti, ad un trattio ebbi un sussulto non credendo ai miei occhi. In una piccola teca, custodita come un’antica reliquia, era esposto  un piccolo libro rivestito in pelle e rilegato a mano. Davanti a me si trovava il  manoscritto in originale di Galileo Galilei! Il suo libro più famoso,  che mostrava i suoi studi e che ha creato cosi tanto scalpore all’epoca dando inizio ad uno dei più famosi processi della Storia. Per me fu un’emozione indescrivibile. Un’emozione così mi capitò solo all’Archivio Segreto Vaticano quando aprirono un armadio e mi trovai davanti  la bolla dell’affaire segreto di Enrico VIII con 81 sigilli. Tutta la vita di Galilei fu segnata dalla pubblicazione di questo volume e quello che mi sorprese fu che questo libro insieme ad altri “proibiti” non furono distrutti, bensì custoditi segretamente. E’ cosi che oggi abbiamo la possibilità ancora di meravigliarci davanti a questi capolavori del genio umano. Temendo la fine sul rogo di Giordano Bruno solo pochi anni prima, Galileo abiurò i suoi studi, reduce ormai dai troppi interrogatori  subiti e dalla sua salute cagionevole.  Ma per quanto ci riguarda, durante il nostro percorso le sorprese non finiscono qui. Dopo aver attraversato un corridoio monumentale ci dirigiamo verso un piccolo ambiente, come una cella dove si trovano ancora un piccolo scrittoio ed una sedia di legno scuro. In questa cella il 22 giugno 1633 Galileo Galilei attese la sua condanna.  Possiamo immaginare il carico di tensione che doveva regnare qui in quel giorno fatidico.  Da lì si spostò nella Sala Capitolare del convento dove ascoltò la sua sentenza. Dopo la lettura, inginocchiato egli dovette pronunciare la sua abiura. Più tardi nel XVIII secolo gli fu attribuita la famosa frase ” Eppur si muove”, cioè era la Terra che si muoveva intorno al Sole, secondo la teoria copernicana che aveva difeso nel suo libro.  Dai quadri romantici vediamo un Galileo forte e risolutto che in un attimo di coraggio supremo ribadisce la sua teoria, ma in realtà non fu così. Si sa come finì la sua  storia: visse per un breve periodo a Roma in una residenza a Trinità dei Monti, poi a Siena ed infine si ritiro nelle campagne vicino Firenze in una villa dove visse  fino alla sua morte ormai anziano nel 1642, 11 anni dopo il processo. Ma la sua eredità d’inventore, scienziato, matematico ed astronomo era enorme. Fu sepolto a Firenze a Santa Maria Novella dove si trova anche Michelangelo, ma neppure lì gli fu concesso una tomba degna d’onore in quanto l’Inquisizione si oppose di rendere omaggio ad uno scienziato accusato di eresia.

Erano passate oramai un paio di ore da quando entrammo in questo affascinante posto carico di storia e stavamo percorrendo un dedalo di corridoi e passaggi interni verso un cortile che da lì ci portò dritti nel cuore del tempio dei domenicani.  Ma questa è un altra storia che vi racconterò prossimamente . Rimanete con noi. A presto!

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